atomtimes è stato attivato troppo presto. Di solito è un indicatore di un codice nel plugin o nel tema eseguito troppo presto. Le traduzioni dovrebbero essere caricate all'azione init o in un secondo momento. Leggi Debugging in WordPress per maggiori informazioni. (Questo messaggio è stato aggiunto nella versione 6.7.0.) in /home/atomtimes/public_html/wp-includes/functions.php on line 6121
Questo sistema, lo ricordiamo, è l’unico realmente affidabile: i wallet online degli exchange, anche quelli più famosi, sono collegati ad internet e di conseguenza sono esposti ad attacchi informatici.]]>
Questo sistema, lo ricordiamo, è l’unico realmente affidabile: i wallet online degli exchange, anche quelli più famosi, sono collegati ad internet e di conseguenza sono esposti ad attacchi informatici.
Gli hardware wallet, invece, si connettono soltanto quando hai bisogno di fare delle operazioni e per il resto del tempo rimangono completamente inaccessibili.
Oltre a non poter essere attaccati dall’esterno, gli hardware wallet ti proteggono anche contro l’eventualità che tu perda il dispositivo.
Grazie ad un sistema di password che ti identificano in modo unico, infatti, qualora dovessi perdere il tuo Ledger Nano X ti basterebbe comprarne un altro e recuperare tutto il tuo patrimonio di monete virtuali.
Il dispositivo si presenta ancora più compatto e leggero dei precedenti, con i suoi appena 34 grammi di peso che lo rendono più tascabile di una normale chiavetta USB. Nella confezione sono inclusi:
Di fatto non manca niente. Ledger ci mette in condizione di imparare ad utilizzare il dispositivo direttamente grazie alle istruzioni nella confezione e per di più ci dà tutti gli strumenti per collegarlo ai nostri device elettronici.


L’anima di Ledger Nano X è BOLOS, il sistema operativo sviluppato da Ledger. Il codice non è open source, ovvero non può essere personalizzato dagli sviluppatori ma non è nemmeno accessibile a possibili malintenzionati alla ricerca di bug.
L’azienda custodisce gelosamente ogni stringa di codice di BOLOS, ed effettivamente questa intuizione si è rivelata molto utile negli anni per la sicurezza dei suoi dispositivi.
BOLOS è già installato nel microchip del Nano X, quindi non occorre fare nessuna installazione esterna tramite download sul computer e passaggio del software tramite cavo USB.
Questo passaggio, previsto da alcuni prodotti concorrenti, da una parte permette a ciascuno di scaricare le versioni del firmware che preferisce; dall’altra parte, esponendo inutilmente l’hardware wallet ad una connessione internet, aumenta i rischi di compromissione.
Ledger Nano X è compatibile con:
Volendo tracciare una linea di demarcazione, possiamo dire che sia compatibile con tutti i sistemi operativi usciti o aggiornati dopo il 2017. In ogni caso ti consigliamo di verificare le caratteristiche del sistema installato sul tuo dispositivo per accertarti che sia compatibile con Ledger Nano X.




Ledger Nano X può connettersi ai nostri dispositivi in due modi. Prima di tutto, come sempre, è in grado di farlo tramite cavo USB. La novità di quest’anno, però, è la possibilità di connettere il Ledger ai nostri device anche tramite Bluetooth.
Quando l’azienda ha annunciato questa caratteristica si sono subito accese le controversie. Le connessioni Bluetooth, infatti, sono decisamente più facili da attaccare di quelle via internet.
Se già il dispositivo è progettato per rimanere connesso alla rete per il minor tempo possibile, la possibilità di lasciarlo per ore collegato al Bluetooth non pare molto coerente.

Ledger ha comunque confermato che i dati trasmessi via Bluetooth sono quelli pubblici, ovvero quelli che anche se rubati da qualcuno non possono in alcun modo essergli utili; tutte le chiavi crittografiche private sono uniche e custodite gelosamente all’interno del wallet, e non lasciano mai il dispositivo.
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Criptovalute ma non solo: con Exodus il gruppo taiwanese proporrà uno smartphone interamente basato su applicazioni decentralizzate.]]>
Annunciato HTC Exodus, primo smartphone al mondo basato su tecnologia blockchain. Il costruttore annuncia l’arrivo di un app store blindato per app e giochi crypto e altro ancora.
HTC preannuncia l’arrivo sul mercato del primo telefono al mondo basato su blockchain: HTC Exodus. Arriva così l’annuncio ufficiale del costruttore dopo le prime anticipazioni circolate nel mese di maggio.
Nel comunicato il costruttore evidenzia i limiti delle attuali leggi sul copyright e sulla privacy, definite come appartenenti a un’epoca oramai passata. HTC Exodus viene presentato come il dispositivo che permetterà agli utenti di riprendere il controllo sulla propria identità e sui propri dati personali. Il terminale è focalizzato sulle applicazioni decentralizzate e sulla sicurezza e include un sicuro portafoglio cold storage.

«Nella nuova era di Internet le persone sono generalmente più consapevoli del valore dei propri dati, il che rappresenta una opportunità perfetta per consentire agli utenti di riappropriarsi della propria identità digitale» dichiara Phil Chen, Chief Crypto Officer di HTC. «HTC Exodus è un nuovo punto di partenza perché è un telefono ancora più personale da dove hanno origine tutti i dati legati all’utente che lo utilizza. È entusiasmante poter offrire per primi l’opportunità di decentrare Internet e rimodellarlo a favore dell’utente contemporaneo».
L’avvento dei Bitcoin e della rete Ethereum ha aperto la strada all’idea della “scarsità digitale” e dei token non fungibili (NFT). Oggi HTC ha stretto una partnership con il primo e più famoso gioco NFT al mondo sulla blockchain, Cryptokitties, per una sua distribuzione esclusiva su alcuni dispositivi HTC, a partire da HTC U12+.
Questo è il primo passo nella creazione di una piattaforma e di un canale di distribuzione per i creativi che realizzano prodotti digitali unici. Gli smartphone sono i dispositivi mobili più diffusi per la fruizione di beni digitali e per lo sviluppo del potenziale delle dApps (app decentralizzate) e per questo ne diventeranno il loro distributore principale.
La collaborazione con Cryptokitties rappresenta la fase iniziale della costruzione di un marketplace non fungibile e un app store per i crypto gaming. È sempre Phil Chen ad annunciare il piano di HTC «Comprendiamo il potenziale della scarsità digitale e la sua unicità. Con Exodus, HTC punta a essere il principale mercato di beni blockchain.
«Siamo qui per invitare tutti gli sviluppatori a distribuire i propri giochi basati su blockchain e NFT tramite i nostri prodotti. Crediamo che sia in atto un cambio di paradigma e l’ago della bilancia sta tornando a pendere in direzione del diritto di proprietà e del valore del contenuto».
HTC annuncia inoltre due partnership: con Animoca, distributore di Cryptokitties, e con Bitmark, progetto di proprietà digitale basato sulla crittografia. Per maggiori informazioni su HTC Exodus è ora disponibile un sito dedicato: ulteriori dettagli sulle specifiche verranno rilasciati nei prossimi mesi.
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BMW, General Motors, Ford e Renault insieme per un gruppo di ricerca che sperimenterà le potenzialità della blockchain nel settore delle quattro ruote.]]>
BMW, General Motors, Ford e Renault insieme per un gruppo di ricerca che sperimenterà le potenzialità della blockchain nel settore delle quattro ruote.
Mobility Open Blockchain Initiative ed è un neonato gruppo di ricerca che unisce alcuni dei più importanti produttori al mondo attivi nel segmento automotive: BMW, General Motors, Ford e Renault. Insieme sperimenteranno l’impiego della blockchain nell’universo delle quattro ruote e più in generale in quello della mobilità.
Con loro anche realtà operanti nell’ambito hi-tech come Bosch, Blockchain at Berkeley, Hyperledger, Fetch.ai, IBM e IOTA, per un numero complessivo di membri che supera le trenta unità. L’obiettivo comunque è decisamente ambizioso: rendere i trasporti più sicuri, più convenienti dal punto di vista economico e più accessibili a livello globale. Sebbene si sia abituati a parlare di blockchain quasi esclusivamente in relazione a criptovalute come Bitcoin ed Ethereum, la cosiddetta catena di blocchi costituisce un modello replicabile in pressoché qualsiasi settore. Queste le parole di Chris Ballinger, presidente e CEO di MOBI, riportate in un comunicato.
La blockchain e le tecnologie connesse sono in grado di ridefinire l’industria automotive e le modalità con le quali i clienti acquistano, assicurano e utilizzano i veicoli.
Nel concreto il focus del gruppo sarà concentrato almeno in un primo momento sui sistemi di pagamento, sul tracking dei dati, sulla gestione delle forniture e sui finanziamenti offerti al pubblico, con l’intento di ampliare poi il raggio d’azione a soluzioni avanzate come quelle relative alla guida autonoma e alle piattaforme di ride sharing.
Non è la prima volta che l’industria delle quattro ruote guarda con interesse alla blockchain: Toyota sta già da qualche tempo portando avanti le proprie ricerche, Renault si è unita al consorzio R3 e Daimler fa parte del progetto Hyperledger promosso dalla Linux Foundation, a sua volta confluito all’interno di MOBI. Parlare di una sinergia collettiva non è dunque fuori luogo.
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L'aumento della valutazione del Bitcoin no nè soggetta a tassazione: lo ha ufficializzato l'Agenzia delle Entrate su esplicita interrogazione di Conio.]]>
Il mondo delle criptovalute è diventato così rilevante che il 2 settembre 2016 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta ad un interpello di Conio, il tutto con apposito comunicato stampa intitolato “Acquisto e vendita di bitcoin e monete virtuali. In una risoluzione i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale”. Una risposta ufficiale, dunque, che ha il merito di dettare una presa di posizione precisa su un tema che altrimenti avrebbe rischiato di scivolare facilmente nella deregulation e nella fumosità delle difficoltà interpretative.
Nel comunicato l’Agenzia delle Entrate dichiara in modo puntuale il comportamento da assumere in merito alle criptovalute, sia per quanto riguarda i privati che per gli operatori attivi nel settore. Grazie alla posizione presa dall’Agenzia delle Entrate sulle criptovalute, l’Italia gode quindi oggi di una situazione di privilegio per quanto riguarda la chiarezza del comportamento da poter adottare.
L’ Agenzia delle Entrate dichiara che, per i privati, l’acquisto di Bitcoin non genera redditi imponibili. Infatti, l’acquisto di Bitcoin è considerato un’operazione a “pronti”, ovvero è un’operazione il cui pagamento viene effettuato nell’esatto momento della consegna. Per i privati l’indicazione è dunque chiara e non lascia adito ad incomprensioni: niente tasse sul capital gain. La situazione sembra così incredibile che i risparmiatori non si sono ancora resi conto della possibilità, talmente sono abituati a dover pagare le tasse per ogni acquisto, come ad esempio a dover pagare l’IVA quando si acquista un libro.
L’Italia è l’unico Paese con un quadro della situazione tanto limpido. La situazione italiana può quindi a buona ragione essere considerata come privilegiata, dato che l’Italia è l’unico Paese in cui l’Agenzia delle Entrate si sia espressa tanto chiaramente. Persino negli USA ancora oggi non si ha talmente tanta chiarezza, inoltre i cittadini americani devono dichiarare le loro plusvalenze.
L’Agenzia delle Entrate si è pronunciata anche in merito alle operazioni di cambio di Bitcoin, dichiarando che queste siano esenti da Iva, in quanto fanno parte della categoria delle operazioni relative a monete. Da questa posizione dell’Agenzia delle Entrate, nonché dalle prescrizioni in tema di capital gain, è possibile dedurre proprio che il Bitcoin e le monete virtuali in generale siano equiparabili a una moneta. In tutto e per tutto.
L’agenzia delle Entrate dichiara inoltre che i ricavi derivanti da attività di intermediazione, nell’acquisto e vendita di Bitcoin, quindi il margine al netto dei costi che le aziende ottengono per operazioni di acquisto e vendita di valuta, sono soggetti a Ires e Irap.
Nel comunicato stampa sono fornite anche delucidazioni sul trattamento e la valutazione del Bitcoin e delle valute virtuali, di cui la società sia in possesso al termine dell’esercizio. In particolare l’Agenzia delle Entrate propone di considerare il valore “normale” del Bitcoin ai fini della valutazione, cioè la quotazione di mercato nell’esatto momento della chiusura dell’esercizio. Infine, dal comunicato, emerge come gli operatori attivi nel mercato del Bitcoin non siano tenuti ad agire in qualità di sostituti d’imposta, dato il fine non speculativo dei privati. L’Agenzia delle Entrate deve però poter controllare e acquisire le liste della clientela delle società per poter eventualmente compiere opportune verifiche. Per questo motivo gli operatori attivi nel mercato del Bitcoin hanno l’obbligo di raccogliere tali informazioni e di poterne disporre.
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Bjork ha annunciato che il suo ultimo album, Utopia, sarà disponibile per l'acquisto solo attraverso cryptocurrencies.]]>
Björk (la nota musicista islandese) è famosa per essere un’amante della tecnologia. Quindi non stupisce la sua ultima dichiarazione: infatti ha annunciato che il suo ultimo album, Utopia, sarà acquistabile SOLO in criptovalute. Verranno accettati solo Bitcoin, Litecoin, Dash e AudioCoin. Insomma, non potrà essere acquistato con le classiche valute fiat (Euro, Dollari, Corone islandesi, ecc.).
Questa potrebbe essere anche solo una decisione derivata da una precisa strategia di marketing (per apparire unica e per attirare l’attenzione), tuttavia secondo Kevin Bacon di Blockpool:
“Questa non è in realtà una strategia di marketing di Björk. Questa è la decisione di essere un leader. In realtà, è solo la cosa più ovvia da fare per lei. Anche se non fossi stato coinvolto in questo progetto mi aspetterei che Björk fosse un leader in questo settore“.
Questo è solo l’ennesimo utilizzo concreto di queste nuove tecnologie nel mondo “quotidiano”: le criptovalute infatti sono oramai diventate mainstream a tutti gli effetti, e con l’andare del tempo non potranno che essere semplicemente sempre più utilizzate, anche come metodo di pagamento (non a caso, oltre a Bitcoin, Björk accetta anche Dash, Litecoin e AudioCoin).
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Amazon ha registrato tre nomi di dominio che includono i termini "crypto" e "Ethereum".]]>
Amazon ha registrato tre nomi di dominio che includono i termini “crypto” e “Ethereum“.
Il 31 ottobre, una filiale del gigante ell’ e-commerce Amazon.com Inc. ha registrato tre nuovi nomi di dominio che apparentemente riguardano il mondo della blockchain: amazoncryptocurrencies.com, amazoncryptocurrency.com e amazonethereum.com.
Secondo il servizio WHOIS dei nomi e dei numeri assegnati, il titolare effettivo di questi URL è “Hostmaster, Amazon Legal Department”.
Nessuno dei siti è attualmente raggiungibile e non è chiaro se la registrazione dei domini è l’inizio di Amazon ad entrare nel campo blockchain o rappresenta solo un tentativo del rivenditore internet di proteggere il proprio marchio impedendo alle parti non legate all’ ecommerce il lancio di siti web che falsamente sembrano essere connessi alla società madre.
Overstock.com, Inc., un concorrente di Amazon, ha annunciato nel mese di agosto che la sua piattaforma avrebbe accettato valute virtuali, tra cui Ether. Overstock aveva precedentemente fatto fatica nel mondo della tecnologia blockchain con lo sviluppo della piattaforma Medici e la sua decisione di emettere titoli su un registro distribuito.
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Bitcoin è una moneta matematica. Risultato di un progetto di cryptocurrency concluso da Satoshi Nakamoto nel 2009.]]>
Bitcoin è una moneta matematica. Risultato di un progetto di cryptocurrency concluso da Satoshi Nakamoto nel 2009 indica un tipo di valuta che viene scambiata elettronicamente su reti digitali. Non è l’unica nè la prima. E nessuno sa chi si nasconda dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.
In questa infografia possiamo ricostruire la storia dalla creazione al 2015 toccando tutti i punti più importanti della moneta.

E’ un progetto davvero molto originale che ha come obiettivo quello di raccogliere fondi per restaurare opere d’arte.]]>
E’ un progetto davvero molto originale che ha come obiettivo quello di raccogliere fondi per restaurare opere d’arte. Ma in realtà l’originalità sta nel modo con cui hanno deciso di raccogliere questi fondi.
Emettendo una nuova criptovaluta: il ReB (ovviamente con una ICO). Dal whitepaper della ICO si capisce che gli utenti che acquisteranno i token della nuova criptovaluta finanzieranno progetti di restauro di opere d’arte che verranno individuate dal celeberrimo FAI. Inoltre con i token ReB acquistati potranno anche comprare prodotti in un apposito marketplace che verrà pubblicato sul sito.
Sul sito verrà aperta una sezione dove artisti da tutto il mondo potranno mettere in vendita le loro opere d’arte, in ogni forma: canzoni, quadri, sculture, e tutto ciò che un artista può creare e reputare artistico. Una volta iscritto l’artista potrà pubblicare le sue inserzioni di vendita sul sito pagando semplicemente una commissione del 5% su ogni singola vendita effettuata.
Una volta finito il collocamento iniziale della moneta tramite l’ICO, i token si potranno ottenere solo acquistandoli in uno dei due exchange che supportano l’idea: hitbtc e etherdelta, oppure vendendo un opera d’arte nel marketplace decidendo di essere pagato con il ReB (ma si può scegliere anche di essere pagati in Euro). La nuova criptovaluta non sarà minabile e tutti i token non venduti durante la ICO saranno semplicemente eliminati (quindi saranno in circolazione solo i token generati durante la fase di ICO). La nuova criptovaluta sarà un classico token erc20 basato su blockchain ethereum.
Inoltre gli ideatori del progetto hanno deciso di rendere pubblici tutti i fondi incassati: verrà infatti pubblicato un tracker sul sito per poter controllare 24 ore su 24 il wallet contenente i fondi raccolti per i restauri.
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Il consigliere delegato del Fondo Monetario Internazionale ha ipotizzato che le criptovalute abbiano un futuro tanto quanto quello dello stesso Internet.]]>
In un discorso notevolmente schietto durante la conferenza della Bank of England, il consigliere delegato del Fondo Monetario Internazionale ha ipotizzato il fatto che Bitcoin e le criptovalute abbiano un futuro tanto quanto quello dello stesso Internet. La capolista delle criptovalute potrebbe dislocare le banche centrali, la banca convenzionale e mettere alla prova il monopolio delle monete nazionali.
Christine Lagarde-nata a Parigi, che detiene la sua posizione in IMF dal 201, afferma che gli unici problemi sostanziali con le criptovalute esistenti sono problemi risolvibili con il tempo.
Sul lungo periodo, la tecnologia stessa potrà rimpiazzare le monete nazionali, l’intermediazione bancaria convenzionale, e inoltre “mettere un punto di domanda sul modello bancario frazionario che conosciamo oggi”.
In una conferenza che ha punito i suoi colleghi per aver fallito nell’accettare il futuro, ha avvertito che “Non molto tempo fa, alcuni esperti erano convinti del fatto che i computer non sarebbero mai stati adottati, e che i tablet sarebbero stati soltanto dei costosissimi vassoietti per il caffé. Per questo penso che possa non essere saggio abbandonare le valute virtuali”.
Ecco i passaggi più rilevanti del suo documento:
«Partiamo con le valute virtuali. Per essere precisi, ciò non ha a che fare con i pagamenti digitali nelle valute esistenti attraverso Paypal e altri providers di “e-money” come Alipay in Cina, o M-Pesa in Kenya.
Le valute virtuali rientrano in una categoria differente, perché forniscono la loro propria unità di conto e i loro sistemi di pagamento. Questi sistemi permettono alle transazioni di basarsi su un peer-to-peer senza clearing house centrali, senza banche centrali.
Per ora, le valute virtuali come Bitcoin o Ethereum sfidano poco o per niente l’ordine esistente di monete in corso e di banche centrali. Perché? Perché sono troppo volatili, troppo rischiose, troppo ad alta intensità, e perché le tecnologie sottostanti non sono ancora scalabili. Molte sono troppo oscure per i regolatori; e alcune sono state violate.
Ma molte di queste sono sfide tecnologiche che possono essere superate con il tempo. Non molto tempo fa, alcuni esperti erano convinti del fatto che i computer non sarebbero mai stati adottati, e che i tablet sarebbero stati soltanto dei costosissimi vassoietti per il caffé. Per questo penso che possa non essere saggio abbandonare le valute virtuali.
Per esempio, pensate alle nazioni con istituzioni deboli e valute nazionali instabili. Invece che adottare la valuta di un’altro Stato – come il dollaro americano – alcune di queste economie possono assistere a un utilizzo crescente delle valute virtuali. Chiamatela dollarizzazione 2.0.
L’esperienza di IMF dimostra che c’è un punto di non ritorno oltre il quale la coordinazione intorno a una nuova valuta è esponenziale. Nelle Seychelles, per esempio, la dollarizzazione schizzò dal 20 percento del 2006 al 60 percento del 2008.
E ancora, perché i cittadini dovrebbero possedere valute virtuali invece che dollari, euro o sterline fisici? Perché un giorni potrebbe essere più semplice e più sicuro che ottenere banconote, specialmente nelle regioni più remote. E perché le valute virtuali potrebbero diventare addirittura più stabili.
Per esempio, potrebbero essere rilasciate in un rapporto 1 a 1 con i dollari, o un insieme stabile di valute. Il rilascio potrebbe essere completamente trasparente, governato da una regola credibile e predefinita, un algoritmo che può essere monitorato…o anche una “regola intelligente” che può riflettere il cambiamento delle circostanze macroeconomiche.
Così in molti modi, le valute virtuali possono dare alle valute esistenti e alle politiche monetarie una spinta per le loro monete. La risposta migliore dei banchieri centrali sarebbe di continuare a spingere le politiche monetarie effettive, e nel frattempo essere aperti a idee fresche e a nuove richieste, secondo l’evoluzione dell’economia.
Per esempio, considerate la domanda crescente di nuovi servizi di pagamento in paesi dove sta prendendo piede l’economia dei servizi condivisi e decentralizzati.
Questa è un’economia radicata nelle transazioni peer-to-peer, in pagamenti frequenti e di piccolo valore, spesso attraverso le frontiere.
Quattro dollari per dei consigli di giardinaggio di una signora in Nuova Zelanda, tre euro per una traduzione di un esperto di una poesia giapponese, e 80 penny per un rendering virtuale della storica Fleet Street: questi pagamenti possono essere effettuati con carte di credito e altre forme di “e-money”. Ma le tassazioni sono relativamente alte per transazioni di poco valore, soprattutto a livello internazionale.
Invece, i cittadini un giorno potrebbero preferire le valute virtuali, dal momento che potenzialmente offrono lo stesso costo e la stessa convenienza del denaro, nessun rischio di pagamento, nessun ritardo di compensazione, nessuna registrazione centrale, nessun intermediario che controlli conti e identità. Se rilasciate privatamente le valute virtuali restano rischiose e instabili, i cittadini potrebbero addirittura chiedere alle banche centrali di fornire forme digitali di valute legali.
Quindi, quando la nuova economia dei servizi arriverà a bussare alle porte della Bank of England, la farete entrare? Le offrirete del tè e liquidità finanziarie?
Questo ci porta alla seconda parte del nostro viaggio-nuovi modelli di intermediazione finanziaria.
Una possibilità è la rottura, o scissione, dei servizi bancari. Nel futuro, potremmo mantenere bilanci minimi per i servizi di pagamento su portafogli elettronici.
I bilanci rimanenti potrebbero essere conservati in fondi mutui, o investiti in piattaforme che offrono peer-to-peer con un margine in grandi dati e intelligenza artificiale per un conteggio di credito automatico.
Questo è un mondo di cicli di sviluppo del prodotto di sei mesi e di costanti aggiornamenti, per primo dei software, con un enorme premio sulle interfacce utente semplici e sulla sicurezza affidabile. Un mondo dove i dati regnano sovrani. Un mondo di un sacco di nuovi giocatori senza imporre filiali.
Qualcuno di voi solleverà il dubbio che ciò possa porre un quesito sul modello bancario frazionario che conosciamo oggi, se ci saranno meno depositi bancari e la moneta scorrerà nell’economia attraverso nuovi canali.
Le banche centrali oggigiorno influenzano i prezzi dell’attivo attraverso distributori primari, o grandi banche, ai quali forniscono liquidità a prezzi fissi-chiamate operazioni di mercato libero. Ma se queste banche diventeranno meno rilevanti nel nuovo mondo finanziario, e la domanda di bilanci delle banche centrali diminuirà, la politica di trasmissione bancaria rimarrà come tale?»
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KeepKey, fornitore leader di sicurezza di archiviazione bitcoin, acquista keepkey portafoglio bitcoin.]]>
KeepKey, fornitore leader di sicurezza di archiviazione bitcoin, è orgogliosa di annunciare che hanno iniziato a ricevere ordini per il portafoglio hardware di Bitcoin. La spedizione inizia immediatamente.
KeepKey è un dispositivo USB che memorizza e protegge i tuoi bitcoin. Quando affidi KeepKey con i tuoi bitcoin, ogni transazione deve essere riesaminata e approvata tramite un grande display OLED e il pulsante di conferma. KeepKey protegge i tuoi bitcoini da attacchi virtuali come malware e virus.
“Il nostro principio guida è quello di potenziare individui e organizzazioni con sicurezza bancaria bitcoin. Questo è ciò che il nostro dispositivo fa e è semplice da usare. Altri prodotti disponibili richiedono un elevato livello di sofisticazione per operare. Con KeepKey, è molto difficile fare la cosa sbagliata “, dice Darin Stanchfield, il fondatore della società.
KeepKey genera e memorizza le chiavi private di bitcoin mai condivise con il computer collegato: rimangono sul dispositivo. Quando si inviano bitcoins, i dettagli delle transazioni vengono visualizzati sulla schermata di KeepKey. L’utente approva la transazione con un pulsante di conferma sul dispositivo. La transazione firmata viene quindi inviata al computer collegato e trasmessa alla rete bitcoin.
KeepKey attualmente lavora con Google Chrome utilizzando l’estensione Wallet KeepKey (keepkeywallet.com). È inoltre supportato da popolari borse di bitcoin, tra cui Electrum e MultiBit.
Ken Heutmaker, ingegnere di software presso la società ha spiegato, “Il nostro modello di sicurezza è stato progettato per garantire che l’utente ha sempre il controllo completo delle chiavi private. Sappiamo che basandosi su terzi affidabili degrada la sicurezza e la privacy che l’ecosistema bitcoin offre “.
KeepKey è disponibile per $ 239 e spedito gratuitamente a livello internazionale. I clienti che desiderano pagare con Bitcoin possono ordinare il dispositivo direttamente sul sito web della società. KeepKey è disponibile anche tramite Amazon.
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