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DNS – ATOMTIMES https://atomtimes.com Things from future Sat, 25 Nov 2017 14:17:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 ENS, Come creare il vostro dominio ethereum? https://atomtimes.com/2017/11/26/ens-ethereum/ https://atomtimes.com/2017/11/26/ens-ethereum/#respond Sun, 26 Nov 2017 06:00:05 +0000 https://atomtimes.com/?p=493 Ens è un name server per Ethereum, potete collegare un dominio esempio.ens con un indirizzo wallet di Ethereum.]]>

Ens è un name server per Ethereum, potete collegare un dominio esempio.ens con un indirizzo wallet di Ethereum.

Attualmente sono stati registrati circa 180.000 domini unici, da oltre 8000 indirizzi differenti. Il suo impiego è già stato implementato all’interno di diversi wallet per la risoluzione degli indirizzi come il wallet standard di ethereum che ha già questa tecnologia implementata, e si sta iniziando a sperimentarne l’utilizzo all’interno dei browser con Swarm.

Quando ancora esisteva soltanto un insieme di indirizzi macchina da dover digitare a memoria, la nascita di DNS (Domain Name System) portò un nuovo sistema in grado di tradurre (mappare) un indirizzo macchina, in un indirizzo umanamente comprensibile.

In grado cioè di mettere chiunque in condizione di accedere ad un’informazione semplicemente accedendo alla sua etichetta, organizzando i sistemi non in una maniera topologica, implementativa della rete stessa, ma in una maniera umanamente accessibile e comprensibile da tutti.

Così ha fatto internet con DNS, così sta facendo Ethereum con il progetto ENS (Ethereum Name System), una versione più potente e decentralizzata di DNS stesso.

Oggi esiste un istituto chiamato ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), il quale contiene un registro strutturato enorme di tutti i domini Internet (es: www.atomtimes.com). ICANN, in questo caso, agisce da garante, da ente centrale. Ciò che determina lui è legge.

Come è organizzato: un insieme di server DNS si suddividono geograficamente in una struttura ramificata, ed offrono i servizi di traduzione da dominio (www.ethereum.org) ad indirizzo IP (54.192.27.39) ai vari richiedenti sul territorio.

Quando eseguiamo una ricerca, immaginiamo di voler ottenere l’indirizzo IP del sito www.ethereum.org, il server DNS controlla nei suoi registri se ha memoria, da ricerche precedenti, del dominio richiesto. Se non lo possiede, chiede al suo diretto superiore, e così via.

Se arrivati in cima nessuno lo possiede, allora la richiesta passa direttamente in mano all’ICANN, in grado di aggiornare i registri sottostanti.

Lui, tramite una ricerca a discesa, chiede ad altri tipi di server DNS prima chi tratta i siti con il “.org”, quindi chi ha il nome “ethereum.org”, quindi qual’è l’indirizzo IP di “www.ethereum.org”. Sistema al quanto articolato, dal quale si deduce però che ICANN organizza tutto.

Ethereum,  ha l’obiettivo generale di decentralizzare il potere ed il controllo. Quindi si è deciso di sviluppare un sistema basato su blockchain che semplificasse anche la complessa infrastruttura di server DNS, e che portasse tutto all’interno di contratti eseguiti sulla blockchain.

Nasce così ENS: un registro globale e trasparente che raccoglie la registrazione di domini, ed autorizza i proprietari ad associare dei “risolutori” programmabili.

Attualmente ENS è in grado nativamente di emettere dei domini terminanti con “.eth”, del tipo ovvero ad esempio “vitalik.eth”, e anche di sotto-domini del tipo “wallet.vitalik.eth”. ICANN non copre attualmente questo tipo di indirizzo, quindi non vi è alcun tipo di sovrapposizione tra i due sistemi.

Mentre normalmente i classici domini “.com”, “.it”, “.org” di DNS vi possono essere solamente dei record statici di testo, ed aggiornali richiede pesanti tempi di propagazioni dovuti alla complessità dell’infrastruttura, dietro ad un dominio “.eth” di ENS vi possono essere dei “risolutori” (resolver) che sono di fatto dei contratti anch’essi.

E’ possibile collegare un dominio ad un indirizzo Ethereum, o ad un indirizzo su Swarm, o ancora ad un record DNS classico, per puntare ad un vecchio sito web su infrastruttura server.

Potremmo programmare regole particolari per aggiornare il riferimento in automatico, o per permettere a qualcheduno di aggiornarlo per noi. Il tutto on-chain, e senza tempi di propagazione. Essendo di fatto il risolutore un programma, i limiti stanno nella nostra immaginazione.

Quello a cui di fatto sta puntando ENS, è diventare il risolutore di domini definitivo, come base assoluta per l’utilizzo dei nomi di indirizzo nel web3.0.

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iTerm2 Falla di sicurezza https://atomtimes.com/2017/09/20/iterm2-security-break/ https://atomtimes.com/2017/09/20/iterm2-security-break/#respond Wed, 20 Sep 2017 21:00:12 +0000 https://atomtimes.com/?p=354 Chi ha utilizzato iTerm2 negli ultimi 12 mesi potrebbe aver sparso ai quattro venti informazioni personali, comprese eventualmente username e password.]]>

Una funzione nel terminale per Mac inviava dati in chiaro che avrebbero potuto essere intercettati. L’autore del programma: “non avevo considerato il problema”.

Chi ha utilizzato iTerm2 (un’applicazione che sostituisce il terminale predefinito del Mac – ndr) negli ultimi 12 mesi potrebbe aver sparso ai quattro venti informazioni personali, comprese eventualmente username e password di qualsiasi tipo di servizio.

A provocare il leak (involontario) di informazioni sensibili è una funzione introdotta nel luglio del 2016 che esegue una verifica automatica per capire se nel testo è presente un’URL. Il problema è che la verifica avviene attraverso una richiesta ai server DNS per ogni parola su cui viene posizionato il mouse.

Risultato: tutte le parole vengono inviate (in chiaro) via Internet per la verifica sui server DNS. Chiunque abbia la possibilità di intercettare il traffico, quindi, potrebbe ficcare il naso in quello che viene scritto sul terminale.

Il problema, in realtà, non emerge per la prima volta. Nella prima versione (3.0.0) di iTerm2 rilasciata nel 2016 la funzione era addirittura “bloccata” e il suo autore, George Nachman, aveva inserito la possibilità di disattivarla solo nella versione 3.0.13, dopo che un ricercatore di sicurezza aveva sollevato il problema.

In quel caso, però, l’attenzione era stata concentrata su un altro aspetto, cioè sul fatto che la funzione avrebbe potuto creare un problema nel momento in cui avesse fatto “partire” una richiesta DNS indesiderata. L’autore del programma, quindi, aveva semplicemente introdotto la possibilità di disattivarla ma l’aveva mantenuta attiva nelle impostazioni predefinite.

Sulla scorta di una recente segnalazione, però, Nachman si è reso conto del fatto che il rischio era molto più elevato e ha deciso quindi di eliminarla rilasciando la versione 3.1.1 del terminale “alternativo”.

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